Storia e mappe della letteratura tedesca in Italia: il primo Novecento

Le innovazioni artistiche sono in genere il prodotto della legittimazione di elementi che i nuovi entranti attingono dall’esterno o dalla periferia del sistema (Even­Zohar, Polysystem Studies): da altre arti (ad esempio contaminando forme narrative e visuali), da espressioni letterarie considerate marginali (ad esempio utilizzando generi letterari di scarso prestigio o rivalutando autori dimenticati), o ancora – ed è quel che a noi più importa – da una letteratura straniera, del passato o del presente. Ciò permette la trasformazione del “repertorio”, inteso come insieme di testi, ma anche di norme, generi, stili, modelli, pratiche, posture autoriali con cui in un determinato momento storico si fa letteratura. 

La letteratura straniera “rifatta” in Italia presenta una varietà di legami con i testi originali che implica diversi gradi di manipolazione (Hermans, The Manipulation of Literature): traduzione, riscrittura, adattamento, interpretazione critica, smontaggio e rimontaggio, ovvero tutte le possibili forme di interferenza tra sistemi letterari. Per analizzare queste diverse pratiche facciamo uso, a seconda dei casi di studio, degli strumenti messi a punto da filologia, storia della letteratura, storia e teoria dei generi, teorie dell’intertestualità e della traduzione (siano esse orientate verso la stilistica oppure verso gli studi culturali). 

I testi che seguono sono il risultato della prima fase della ricerca, che si è concentrata sugli anni 1900­1920. Anna Baldini ricostruisce la genesi di un polo autonomo nel campo letterario italiano grazie all’alleanza tra “La Critica” di Croce e le riviste fiorentine di Papini e Prezzolini (“Leonardo”, “La Voce” e “Lacerba”). Michele Sisto mostra come questi stessi nuovi entranti diano vita a un circuito autonomo  di case editrici e collane che rinnovano il repertorio della letteratura tedesca con traduzioni approprianti (o consacranti) di Goethe, Nietzsche, Novalis e Hebbel. I successivi tre interventi portano l’indagine su casi specifici di mediazione: Irene Fantappiè presenta una proposta teorica di analisi dei rifacimenti letterari a partire dal tentativo compiuto da Italo Tavolato di importare la figura autoriale di Karl Kraus nell’ambiente di “Lacerba”; Stefania De Lucia prende in esame la traduzione appropriante dei Frammenti di Novalis, nella quale Prezzolini, affrancandosi dalla tradizione francese, elabora una propria teoria delle pratiche traduttive; Daria Biagi si concentra infine su una traduzione romanzesca nata nell’ambito della “Voce”, quella dei Wilhelm Meisters Lehrjahre di Goethe, inserendola nel quadro della coeva riflessione italiana sul romanzo come genere letterario della modernità.

Il carattere interlocutorio del seminario nel quale sono stati presentati gli interventi fa sì che le rispettive bibliografie siano ridotte ai titoli essenziali.

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