Mobile Mappings della letteratura e degli studi letterari: la poetica del movimento nei TransArea Studies

Translocale – transregionale – transnazionale – transareale

Dopo aver chiarito dal punto di vista concettuale le relazioni tra cultura e lingua, spazio e tempo, medium e disciplina, adesso cercheremo anzitutto di definire con più precisione gli effettivi movimenti nello spazio nell’ottica della formazione di una poetica del movimento – una questione di straordinaria importanza per lo sviluppo non soltanto degli Area Studies. A tal proposito bisogna innanzitutto distinguere in linea di massima cinque diversi livelli.

I movimenti a livello translocale hanno luogo tra le regioni e gli spazi urbani o rurali di estensione limitata – nel senso dei landscapes e i cityscapes di Bahrati Mukherjee (1999) – mentre a livello transregionale si realizzanomovimenti tra determinati spazi geografici e/o culturali, collocati entro l’estensione di una nazione – come Uckermark o Hegau – oppure come unità chiaramente ditinguibili distribute tra diversi stati nazionali – come ad esempio il cosiddetto Dreyecksland, tra la Foresta Nera, Vogesen e la Svizzera settentrionale. Transnazionali sono i movimenti tra diversi spazi nazionali ovvero tra diversi stati nazionali, mentre i movimenti transareali si realizzano tra diverse Area – come i Caraibi o l’Europa Orientale – e quelli transcontinentali tra diversi continenti – come ad esempio Asia, Africa o America.

Nell’ambito del modello concettuale qui proposto è facile capire come le dinamiche ad ogni singolo livello possano essere suddivise, ad esempio, a seconda del tipo di movimento per così dire, in processi multi, inter e transnazionali. Analogamente, all’insegna della trasparenza e coerenza concettuale che si è scelto di perseguire, è possibile applicare a queste dinamiche anche gli altri concetti relativi ai suddetti processi.

I movimenti (anche nel senso di motions e emotions) contribuiscono in maniera alquanto significativa anche alla costituzione e semantizzazione degli “spazi del vivere” (Lebens-Räume), tuttavia ad essere determinante è la relazionalità interna, entro un dato spazio, nel suo rapporto con una relazionalità esterna, che collega ad altri un determinato spazio. Così i Caraibi – per fare un esempio concreto – si possono comprendere nella loro specificità soltanto se si tengono in considerazione, dal punto di vista storico, non solo la relazionalità “arcipelagica”, interna, delle variegate forme di comunicazione tra le isole, ma anche le dinamiche della relazionalità esterna “transarcipelagica”, ad esempio con le Canarie o le Filippine, oppure con diverse potenze (coloniali) d’Europa, con i possedimenti statunitensi nell’area, con l’Africa, gli Stati Uniti, la Cina, l’India, o ancora con il mondo arabo. Se uno spazio è dunque sostanzialmente caratterizzato dai relativi movimenti del passato, del presente, come pure (in prospettiva) del futuro, allora la combinazione tra i cinque livelli precedentemente individuati è estremamente significativa per i fenomeni politici, culturali o specificamente letterari, che sarebbero impensabili senza questi movimenti.

Quanto possa risultare complessa una tale combinazione può dimostrarlo un breve cenno ad un esempio tratto dalla letteratura di lingua tedesca. Nel romanzo Die Brücke vom Goldenen Horn di Sevgi Özdamar (1999) si sovrappongono, fra le altre cose, le metropoli Istanbul e Berlino, cosicché per la protagonista si viene a configurare un movimento urbano translocale in un contesto transnazionale e allo stesso tempo transareale, che travalica, ovvero, sia i confini nazionali sia i confini tra diverse Area. E ancora: se esaminiamo i movimenti della giovane donna, particolarmente importanti per lo svolgimento del romanzo, tra la parte europea e quella asiatica di Istanbul, emerge un movimento pendolare quotidiano attraverso il Bosforo che è transcontinentale al contempo, ma che resta tuttavia circoscritto al di sotto del livello nazionale e persino regionale. D’altro canto la bipartizione di Istanbul corrisponde alla bipartizione di Berlino prima della caduta del muro, cosicché il frequente movimento pendolare tra la parte orientale e quella occidentale di Berlino si rivela essere, a livello locale, un movimento transnazionale e transareale, semantizzazato e vettorizzato, per così dire, dall’esperienza che la protagonista vive ad Istanbul. Tutto ciò è di estrema importanza per le configurazioni sia dello spazio che della percezione nella trilogia Istanbul-Berlin di Özdamar, costruita peraltro con una coerenza impressionante.

Ma soffermiamoci ancora brevemente sul livello translocale. I rapporti di migrazione – e di conseguenza economici e sociali – tra un villaggio in Chapas e un quartiere della città di Los Angeles, ad esempio, si collocano sì all’interno di un contesto transnazionale e transareale, ma questi due livelli convergono in uno schema di movimento al contempo rurale e urbano. Se si osservano le analoghe relazioni translocali tra gli esuli cubani a Miami e le loro famiglie d’origine cubane nell’Oriente di Cuba, emerge come già a livello translocale appaia uno schema di movimento, che genera, per così dire, un mondo intemedio (Zwischenwelt) di movimenti tra il Nordamerica e l’America latina ma anche tra gli studi nordamericani e quelli latinoamericani. Essi sono imprescindibili per la comprensione di entrambe le Area, tuttavia, per motivi disciplinari, vengono spesso altrettanto trascurati, come il fatto che tali movimenti determinino l’estensione di uno “spazio di movimento” (Bewegungs-Raum) emisferico del continente americano. Quale tipico esempio di costruzione consapevolmente vettoriale di collegamenti a livello mondiale, che riproduce le vecchie migrazioni mediante i movimenti della protagonista, si potrebbe forse citare anche il testo Origines di Amin Maalouf (Maalouf 2004): tutte le strade provengono dalle strade che le precedono, l’origine deriva da una pluralità di origini ogni volta diverse. I movimenti, a loro volta, rimandano sempre alle strade che hanno aperto e alle loro traiettorie.

La costituzione di spazi regionali spesso avviene – come ad esempio nel romanzo di Sherko Fatha Im Grenzland (2003) – mediante la demarcazione di confini che – in questo caso, ad esempio, tra Iran, Irak e Turchia – vengono costantemente attraversati da un contrabbandiere che della violazione delle frontiere ne ha fatto una professione. La violazione di confine, tuttavia, elude e consolida al contempo i confini preesistenti (Horn/Kaufmann 2002), attivando una complessa dialettica di costruzione dello spazio attraverso schemi di movimento spesso ripetuti (che possono anche essere proibiti dallo stato, come nel nostro esempio) – questo per quanto riguarda una forma della letteratura di lingua tedesca che dilata le sua diegesi in modo transareale.

Anche un esempio dalla letteratura francese documenta questa dinamica dei passaggi di confine (Grenzgänge) a livello transregionale: i testi di Cécile Wajsbrot Beaune-la-Rolande (2004) e Mémorial (2005) sono ambientanti in un setting transregionale, all’interno del quale una determinata area a sud di Parigi e la regione attorno ad Auschwitz si sovrappongono nel loro essere entrambi dei lager (überLAGERN): si crea una connessione non solo tra i viaggi in treno dell’io narrante femminile, ma anche tra i binari che conducono dai campi di internamento e di concentramento in Francia a quelli di sterminio nell’odierna Polonia. I livelli transnazionali e translocali vengono fatti convergere a livello transareale in un territorio, la cui fisionomia dimostra la sopravvivenza della e alla Shoah.

La messinscena della transregionalità – quale collegamento tra due territori di fatto molto lontani l’uno dall’altro, ma qui tanto ravvicinati, diventa un espediente letterario di grande effetto: in questi testi gli schemi di movimento transregionali trasmettono un’immagine molto più familiare, e pertanto estremamente incisiva, dell’esperienza individuale dello spazio, rispetto a quello che può verificarsi ad un livello transnazionale più marcatamente astratto. Da tempo, infatti, nella tradizione occidentale, i paesaggi letterari – e lo studio dei paysage littéraire, che ha avuto un notevole sviluppo in Francia, potrebbe fornire in questo caso un gran numero di esempi – si lasciano interpretare quali paesaggi della teoria: essi incarnano, in maniera visibile finanche pittoresca, i complessi movimenti della comprensione all’interno di un spazio di movimenti da essi configurato.

I rapporti transazionali ad un livello al contempo transareale e transcontinentale caratterizzano a loro volta gli sforzi politici che, nel maggio 2005, per iniziativa del presidente dello stato brasiliano, hanno portato alla convocazione di un vertice a Brasilia tra paesi dell’America latina e stati della Lega Araba. Anch’essi si inseriscono in una lunga tradizione che ha visto intraprendere nuove strade e iniziative politiche. Se in ambito politico i rapporti sud-sud  transcontinentali e transnazionali si trovano al centro del dibattito pubblico, allora il livello transareale è forse ancora più decisivo per i rapporti culturali arabo-americani in fase di rafforzamento. (cfr. Ette/Pannewick 2006). Esso riguarda non solo i rapporti arabo-americani ma anche, in misura non minore, i rapporti culturali americano-asiatici, americano-africani e americano-europei, le cui complesse configurazioni mobili determinano lo spazio emisferico dell’America.

È dimostrato che ricerche di tipo regionale e istituzioni scientifiche di stampo tradizionale hanno la tendenza ad ignorare del tutto i movimenti transareali di questo tipo oppure a minimizzarne quanto meno il significato. Infatti, spesso gli schemi di movimento, che oltrepassano i confini delle loro rispettive Area di pertinenza, vengono ritenuti di minore importanza a meno che non riguardino le aree centrali dell’Europa o degli Stati Uniti. La notevole disattenzione nei confronti dei rapporti arabo-americani offre al riguardo un esempio tanto significativo quanto la ripartizione degli studi caraibici tra le diverse discipline e le rispettive logiche disciplinari.

Non di rado le lacune nei modelli percettivi di interi settori di ricerca o di centri regionali di ricerca altamente specializzati sono riconducibili alle ‘competenze’ e ‘appartenenze’ disciplinari. Per quanto i rapporti arabo-americani siano presenti nella letteratura latinoamericana essi compaiono a malapena o non compaiono affatto sullo “schermo radar” degli studi regionali a base soltanto disciplinare o, nel migliore dei casi, interdisciplinare, i quali si concentrano per lo più sulla loro area di pertinenza e tutt’al più prendono in considerazione il loro rapporto con il luogo (europeo) in cui l’istituzione ha sede.

Eppure proprio i mondi intermedi transareali di questo genere sono di enorme interesse per una scienza orientata al paradigma di ricerca dei TransArea Studies. Le letterature mondiali mostrano questa dimensione vettoriale del transareale con tutta la chiarezza che si possa desiderare. E il sapere custodito dalla letteratura può benissimo servire da correttivo per quei modelli percettivi ristretti delle singole discipline. Non si potrebbe affermare con Barthes che la letteratura è toujours en avance sur tout, dunque sempre avanti a tutto – scienze comprese (Barthes 2002, 167)? E allora un importante compito della critica letteraria non sarebbe quello di tradurre e trasmettere in maniera adeguata questo sapere?

Il livello transcontinentale, già più volte discusso, si delinea molto chiaramente – per citare ancora una volta un esempio dalla letteratura francese – nei romanzi e nelle opere in prosa di Blaise Cendrars, nei quali le dimensioni della letteratura di viaggio, racchiuse, per così dire, nella gabbia dei meridiani, si espandono per di più su scala mondiale. Nel suo affascinante “testo di movimenti” (Bewegungs-Text) dal titolo Bourlinguer (Cendrars 2002), ma anche negli altri testi, le figure (narranti) si muovono, quali pendolari senza sosta, tra i continenti, nei quali alle città portuali ovvero alle strutture insulari di dimensioni ridotte – e con esse al livello translocale – spetta una funzione di spicco all’interno di una geometria frattale e dunque posteuclidea. Europa e America, Africa e Asia diventano i punti di orientamento cardinali di un movimento ermeneutico, la cui transcontinentalità mette insieme un nomadismo senza sosta su scala globale con la simulazione di una “scrittura senza fissa dimora” (Schreibens ohne feste Wohnsitz). Dall’interazione transcontinentale dei meridiani nasce un mondo intermedio discontinuo, che nell’opera di Cendrars porta inconfondibilmente i tratti della glocalizzazione francocentrica nel segno di una ubiquità avanguardistica. Nella prospettiva di una poetica del movimento, in futuro sarà sempre più decisivo rendere questi mondi intermedi un fertile terreno di ricerca per gli studi letterari e culturali.

Il futuro degli Area Studies dipende, di conseguenza, dall’apertura ai TransArea Studies, che sono in grado di mettere insieme la competenza rispetto all’Area e le pratiche di ricerca transdisciplinare. Le “letterature senza fissa dimora”, notate soltanto a margine dalle filologie nazionali, offrono al riguardo, con la loro affascinante “scrittura-tra-mondi” o anche “scrittura dei mondi intermedi”, un ricco campo d’azione – al contempo un inesauribile repertorio del sapere e del “sapere sul vivere”. È compito della filologia, nella consapevolezza della particolare importanza della letteratura di cui si è fatto cenno in precedenza, portare alla luce questo tesoro e renderlo socialmente fruibile.

Per il futuro degli studi letterari è dunque di estrema importanza una nuova impostazione transareale e orientata al movimento – e ciò vale anzitutto per le singole discipline quali ad esempio la romanistica o l’anglistica. Volendo fare una distinzione – per essere pù precisi – tra una critica letteraria transareale interconnessa alle più svariate discipline dei TransArea Studies e gli approcci comprati tradizionali, si potrebbe dire che questi ultimi confrontano in maniera statica le politiche, le società, le economie o le produzioni simboliche di diversi stati, mettendoli, per così dire, gli uni contro gli altri, mentre una scienza transareale è più orientata alla mobilità, allo scambio e ai processi di trasformazione reciproca. Gli studi transareali si occupano più dei percorsi che degli spazi, più dello slittamento dei confini che della loro demarcazione, più delle relazioni e delle comunicazioni che dei territori. Infatti l’epoca delle reti nella quale viviamo richiede nozioni scientifiche mobili, relazionali, transdisciplinari e transareali e una concettualità orientata al movimento, il cui sviluppo non può più basarsi soltanto su alcune delle letterature nazionali d’Europa.

Ritengo sia evidente – proprio in relazione ad una situazione storico-mondiale di assenza di regole, di dérive e di dérèglement – la contemporanea necessità di trasferire questo sapere nelle nostre società e renderlo dunque socialmente produttivo. La letteratura come laboratorio della multilogica ha accumulato nei secoli un sapere che può contribuire a gettare un ponte su un abisso che diventa sempre più minaccioso, come Amin Maalouf fa notare nel suo ultimo saggio: 

Ce qui est en cause, c’est le fossé qui se creuse entre notre rapide évolution matérielle, qui chaque jour nous désenclave davantage, et notre trop lente évolution morale, qui ne nous permet pas de faire face aux conséquences tragiques du désenclavement. Bien entendu, l’évolution matérielle ne peut ni ne doit être ralentie. C’est notre évolution morale qui doit s’accélerer considérablement, c’est elle qui doit s’élever, d’urgence, au niveau de notre évolution technologique, ce qui exige une véritable révolution dans les comportements. (Maalouf 2009, 81)

Tradotto dal tedesco da Graziella Toscano

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